Capitolo 3 – Il controllo delle immagini

Anouk Kruithof, Jules Spinatsch, Julian Röder
A cura di: Sabine Gamper, Nicolò Degiorgis
Opening: 12.12.2017, ore 19
Julian Röder e Jules Spinatsch saranno presenti.
Exhibition: 13.12.17 – 27.1.2018 (closed: 23.12.17-6.1.18)

Julian Röder, Thermal Imaging Camera, Northern Greece, 2012

Dopo le prime due mostre, intitolate rispettivamente “Chapter 1 – The Hierarchy of Images” e “Chapter 2 – The Conflict of Images”, si conclude la trilogia con “Chapter 3 – The Control of Images”.
Attraverso questa serie di esposizioni ci siamo posti come obiettivo quello di dialogare con le attuali forme di fotografia documentaria e dare voce a quelle che, in maniera critica e riflessiva, affrontano temi salienti della società contemporanea globalizzata. Per ogni lavoro di questa serie sono stati invitati a partecipare sia giovani fotografi emergenti che esponenti di spicco della fotografia documentaristica.

Per la terza mostra ci siamo occupati del tema del controllo e della sorveglianza, così come di osservare i complessi mutamenti sociali. A questo proposito è stata indagata la questione di quanto veniamo controllati nelle nostre faccende quotidiane, tramite telecamere di sorveglianza, internet, Google, ecc. Attraverso la fotografia impegnata nell’indagine sociale risultano evidenti anche quei processi che hanno un’influenza determinante sui nostri comportamenti sociali, economici ed ecologici, nei quali si rivelano ingiustizie, abusi, segrete macchinazioni.
Questa terza serie mostra dunque in modo evidente come la fotografia possa essere sì usata per la sicurezza e la sorveglianza, ma allo stesso tempo possa diventare uno strumento capace di rivelarne e criticizzarne il potenziale negativo.

Anouk Krithof, artista olandese che vive tra Città del Messico, New York e Amsterdam, scompone nel suo lavoro le immagini Instagram del TSA (Transportation Security Agency). I lavori del progetto “Concealed Matters” mostrano non soltanto armi confiscate, ma anche le foto dei passaporti delle persone alle quali le armi sono state ritirate. Utilizzando un particolare software, le immagini sono state trattate e rese irriconoscibili, scomponendo i volti in pixel di diverse sfumature di colore. L’artista poi li ingrandisce e li stampa su sottili fogli di lattice che, a mo’ d’installazione, vengono appesi sopra le telecamere di sorveglianza.
Lo sguardo di Julian Röder, artista e fotografo residente a Berlino, è invece rivolto a un reparto di vigilanza del discusso Frontex, che utilizza tecnologia satellitare, telecamere ad alta risoluzione e droni per proteggere i confini dell’Europa contro i trafficanti e gli immigranti illegali.
I lavori della serie  “Mission and Task” possono essere letteralmente interpretati come controimmagini, nelle quali il fotografo non rivolge il suo sguardo ai rifugiati, che sono ripetutamente degradati a oggetti nell’immagine fotografica, ma a coloro che sorvegliano i loro movimenti.
Il fotografo svizzero Jules Spinatsch utilizza invece per il suo lavoro una fotocamera controllata da un computer. Spinatsch la installa in due edifici, le cui strutture architettoniche sono incredibilmente simili: la sede di SAP Walldorf, che produce software per sistemi di sorveglianza, e il carcere di Mannheim. L’artista riesce così a mostrare analogie spaventosamente chiare tra questi due luoghi.
Ciascun punto di vista mostra quanto la cultura della sorveglianza cancelli i confini tra pubblico e privato. E pone così domande importanti e provocatorie sul ruolo della privacy nel preservare i diritti e le libertà fondamentali.
Una serie di cataloghi, usciti per i tipi di Rorhof, fanno da corredo alle mostre, uno per ciascun progetto. Con la conclusione di queste esposizioni, verranno pubblicati in un unico volume. Il lavoro di ciascun fotografo verrà presentato dal testo di un autore conosciuto.

Tutela del dati Datenschutzerklarung Privacy Policy